Mobbing – Quando capo e colleghi mettono a rischio la tua salute

Mobbing – Quando capo e colleghi mettono a rischio la tua salute

Mobbing, quando capo e colleghi mettono a rischio la tua salute. Dall’inglese ‘to mob’, ‘attaccare’, ‘accerchiare’, il mobbing è stato studiato soprattutto nei paesi del Nord Europa. Non esiste una definizione internazionalmente riconosciuta, ma è universalmente condiviso che si stia parlando di “un comportamento ripetuto, immotivato, rivolto contro un dipendente o un gruppo di dipendenti, tale da creare un rischio per la sicurezza e la salute”. Fisica e/o mentale. Nella sfera medico legale e puramente legale, il fenomeno è definito come “una violenza psicologica, intenzionale e sistematica (da almeno sei mesi)” messa in atto in ambiente lavorativo con l’obiettivo di allontanare il soggetto vittima di questi attacchi dal mondo del lavoro in cui si trova. Le cause per mobbing sono aumentate in relazione al cambiamento del mondo imprenditoriale italiano. Negli ultimi dieci anni, privatizzazioni, fusioni, e avanzamento tecnologico, hanno spesso comportato un esubero di personale difficile da gestire. Ecco che allora il mobbing diventa una strategia d’impresa per allontanare il personale “scomodo”.

Si distinguono diversi tipi di mobbing:

Bossing: mobbing emozionale tra capo e collaboratore. L’obiettivo è quello di isolare la persona che si ritiene rappresenti un pericolo o una minaccia, bloccargli la carriera, togliergli potere. Il conflitto iniziale nasce solitamente da banali divergenze: diverse opinioni, gelosie, discriminazioni religiose, razziali; o ancor più semplicemente da una cravatta che non piace al capo, o ad una acconciatura troppo appariscente per il superiore. E’ il mobber (il capo) ad avere sempre la meglio, per posizione sociale, naturalmente. In questa dinamica ci sono poi degli spettatori, i colleghi, che in genere prendono le distanze dalla vittima, loro pari, nel timore di compromettere i loro rapporti con il proprio superiore.

Mobbing orizzontale. Mobbing praticato tra colleghi. A differenza di altri paesi, come per esempio gli Stati Uniti, in Italia il mobbing praticato tra pari grado è meno presente, anche se si incominciano a registrare i primi segnali di cambiamento. Ad incidere sono senza dubbio le difficoltà del mercato del lavoro, l’alto tasso di disoccupazione, i contratti atipici, la mancanza di trasparenza nello sviluppo di carriera, che favoriscono una forte competizione in grado di attivare alti livelli di aggressività e destrutturare i rapporti interpersonali.

Mobbing strategico. Si mettono in atto azioni mobbizzanti volontarie per riorganizzare il personale, o in caso di esuberi. Pressioni psicologiche esercitate strategicamente dalle imprese (prevalentemente private), per promuovere l’allontanamento di lavoratori in surplus. Può trattarsi di soggetti appartenenti a gestioni precedenti o assegnati a reparti da dimettere o anche di soggetti da riqualificare professionalmente. Esistono anche azioni mobbizanti per questioni economiche: dipendenti divenuti troppo costosi (seniores) o che non corrispondono più alle attese dell’organizzazione (lunghe assenze per congedi parentali, malattie serie, portatori di handicap, ecc.).

Quali sono le principali azioni mobbizzanti?

attacchi alla possibilità di comunicare: il capo e/o i collaboratori limitano la possibilità di espressione della vittima; la vittima viene sempre interrotta quando parla; si evita di rivolgerle la parola;
attacchi alle relazioni sociali: la vittima viene costantemente isolata; ci si comporta come se il soggetto non esistesse in ufficio, al bar, in mensa, ecc.;
attacchi all’immagine sociale: si parla alle spalle della vittima; la si ridicolizza; le vengono assegnati lavori umilianti; viene deriso un suo difetto/handicap fisico;
attacchi alla qualità delle condizioni e delle mansioni lavorative: alla vittima vengono affidati compiti lavorativi al di sotto della sua qualifica o al di sopra della sua preparazione per indurlo in errore; viene continuamente trasferita da un posto all’altro, da una mansione all’altra, senza motivo.

Quali sono le ricadute sul mobbizzato? Bisogna prima di tutto specificare che il mobbing non è una malattia, ma una condizione lavorativa estrema che porta con sé effetti negativi sulla salute fisica e mentale della persona coinvolta. I soggetti sottoposti a violenza psicologica presentano un rischio elevato di sviluppare disturbi d’ansia e dell’umore (disturbi del sonno e dell’apparato digerente, cefalee e problemi muscoloscheletrici, perdita dell’autostima e del desiderio sessuale, depressione, ecc.).
Non sempre il medico generico riesce a riconoscere e gestire la sintomatologia da stress che tale fattore psicosociale provoca, infatti il mobbing ha tutte le caratteristiche di uno “stressor” con potenzialità di generare una risposta di stress negativo e cronico: intensità, durata nel tempo, cambiamento continuo, tutto ciò crea, a seconda della soggettività individuale, una caratteristica risposta da stress che può essere (insieme o separatamente) cognitiva, emozionale, comportamentale, fisica, biologica creando dei fattori di rischio additivi a quelli già eventualmente esistenti.

Conseguenze fisiche spesso riscontrate come conseguenza di mobbing:

• Ansia, attacchi di panico, depressione, emicrania, vertigine, perdita di memoria;
• Difficoltà di concentrazione, insonnia;
• Tachicardia, palpitazioni, infarto del miocardio;
• Disturbi cutanei, dermatosi, psoriasi;
• Mancanza di fiato, senso di oppressione;
• Cervicale, mal di schiena, contratture, algie diffuse, posture scorrette;
• Problemi gastrici, bruciori di stomaco, ulcera;
• Tremore, sudorazione, senso di debolezza alle gambe, dolori muscolari.

Il compito del Medico Legale in caso di Mobbing. La valutazione medico-legale dei casi di mobbing è basata innanzitutto sull’accertamento della realtà del danno, con la constatazione obiettiva della lesione e la conferma delle circostanze e delle cause responsabili del fatto lesivo. Fondamentale è la dimostrazione del rapporto di causalità esistente tra le cause o concause che devono essere cronologicamente, qualitativamente, quantitativamente idonee a produrre l’effetto dannoso che sarà analizzato nella sua natura, entità e conseguenze che ha provocato. È di cruciale importanza, per una corretta metodologia valutativa medico-legale, considerare che il danno biologico provocato dal mobbing riconosce sicuramente una genesi multi fattoriale, per cui non sarà possibile prescindere da quella che la personalità del soggetto, la sua capacità di reazione ad un determinato evento dannoso, ed il suo background. Per la complessità delle problematiche correlate, l’approccio al fenomeno mobbing deve essere multidisciplinare e deve coinvolgere diversi profili professionali (es. consulenza psichiatrica).

Il medico legale attraverso una approfondita anamnesi inchiesta ed analisi documentale dovrà:
• inquadrare a 360 gradi lo stato anteriore del soggetto per ottenere informazioni circa la sua vita lavorativa antecedente e attuale, la presenza di malattie pregresse, motivazioni ed eventuali interessi extralavorativi, ecc.;
• individuare la persecuzione e l’illecito comportamento;
• dimostrare il nesso causale tra l’azione lesiva ed il danno;
• quantizzare il danno.

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